ANF, la condizione di assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro


Al fine del riconoscimento del diritto all’assegno nucleo familiare, nel caso di nucleo composto da una sola persona, titolare di pensione ai superstiti da lavoro dipendente e che si trovi, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro, tale ultima condizione va valutata non solo sotto l’aspetto clinico, ma anche tenendo conto dell’ambiente economico e sociale con il quale il soggetto interagisce e nel quale dovrebbe reimpiegarsi (Corte di Cassazione, ordinanza 17 settembre 2020, n. 19409).


Una Corte d’appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale di di primo grado, avevo rigettato una domanda volta ad ottenere il riconoscimento del diritto agli assegni per il nucleo familiare quale coniuge superstite ex art. 2, co. 8, del D.L. n. 69/1988. Ad avviso della Corte di merito, il ricorrente non si trovava in situazione di inabilità al lavoro, ma solo in condizioni di ridotta capacità lavorativa.
Ricorrendo in Cassazione, il soggetto interessato lamentava che, ai fini del beneficio degli assegni per il nucleo familiare, l’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro, andava valutata anche al fattore socio-economico tale da consentire una proficua occupazione in relazione alle condizioni di salute ed alla professionalità acquisita. Di contro, il CTU si sarebbe limitato ad accertare la permanente inabilità della ricorrente esclusivamente sotto il profilo medico.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato.
L’assegno per il nucleo familiare, infatti, è finalizzato ad assicurare una tutela in favore di quelle famiglie che mostrano di essere effettivamente bisognose sul piano economico ed è attribuito in modo differenziato in rapporto al numero dei componenti ed al reddito del nucleo familiare, tenendo altresì conto dell’eventuale esistenza di soggetti colpiti da infermità o difetti fisici o mentali, che pertanto si trovino nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.
Orbene, l’indagare se un soggetto si trovi “a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro”, richiede l’accertamento della concreta possibilità, tenuto conto delle condizioni del mercato del lavoro, di dedicarsi ad un’attività lavorativa, anche estranea alle attitudini del soggetto, ma comunque rispettosa della dignità della persona, che sia utile ed idonea a soddisfare in modo normale e non usurante le sue primarie esigenze di vita (Corte di Cassazione, sentenza n. 16955/2004).
L’ accertamento del requisito dell’inabilità, quindi, presuppone quindi un’indagine accurata relativa non solo alle condizioni cliniche del soggetto, tali da renderlo direttamente collocabile sul mercato del lavoro, ma anche alle condizioni dell’ambiente economico e sociale con il quale egli interagisce e nel quale dovrebbe reimpiegarsi.